RACCONTI

FAME ALIENA
Un urlo atroce esplode nella stanza da letto. Riecheggia nel corridoio agghindato da quadri pittoreschi. S’infrange contro i vetri delle finestre della casa.
Strettamente legata al suo letto da una serie di lacci, Bea LaMonica ci appare nuda in una posizione quasi simile a quella dell’uomo vitruviano incisa sugli spiccioli di euro, quasi fosse crocifissa orizzontalmente.
Lame di luce solare penetrano dalle finestre e, tra il buio nella camera, le zebrano il corpo allampanato e increspato dai brividi. Il suo viso, un tempo leggiadro e lusinghevole, ora è serrato in una smorfia di terrore; gli occhi furibondi scattano in ogni direzione; le lacrime le traboccano dagli occhi, e nel continuo dimenarsi le scendono obliquamente sulle guance; le sue mani tentano vanamente di vincere la stretta dei lacci. Sarebbe mai riuscita a fuggire da…
«Lasciami andare, bastardo!»
Ed eccola che caccia un altro urlo. Stavolta però, ahimè, giunge una risposa: «Arrivo, tesoro. Arrivo.»
Passi pesanti sulle scale. Ora vicinissimi alla porta appena accostata. Ed ecco che appare, con un sorriso compiaciuto e perverso, un uomo corpulento dal cranio pelato, lucido come una sfera di cristallo, avvolto da un impermeabile nero decisamente fuori stagione, che lo rende impacciato nei movimenti.
Scruta la ragazza da dietro i suoi occhiali dalla montatura in titanio e con un certo desiderio ardente si passa la lingua sul labbro superiore.
Bea digrigna i denti, ribattendo severamente: «Lasciami andare! O giuro che ti ammazzo!» 
«Tesoro, ma se neanche riesci a muoverti!» La sua bocca si spalanca in una risata fragorosa e un tanfo nauseabondo riempe velocemente la stanza. «E poi io ho fame. E poi tu sei la mia cena!»
«Si può sapere chi sei?! Che cosa vuoi da me?»
Lui emette una risatina infantile, stridula. «Beh, io sono… Mettiamola così, chiamami Mr. Affamato, sai perché, no?»
«Non m’interessa. Ti prego, lasciami andare!»
«Come? Non ti interessa saperlo?», in tono canzonatorio, quasi fingendo di essere realmente stizzito. «Beh, se non vuoi saperlo, allora te lo mostrerò!»
La risposta paralizza la ragazza. Davanti ai suoi occhi baluginanti si materializza una scena che le fa contrarre le viscere. 
Il petto di Mr. Affamato esplode letteralmente in un getto di sangue e organi che imbrattano le pareti attorno e parte della ragazza. Dallo squarcio di impermeabile si vedono artigli di costole fratturate, piegate verso l’esterno. Un mazzo di zampe pelose, simili a quelle di un ragno, irrompono all’esterno e saettano in ogni direzione.
Ora la testa di Mr. Affamato è riversa all’indietro, gli occhi sono di colore nero come il petrolio e goccioloni di sudore gli grondano dal cranio lungo il viso. 
Bea strabuzza gli occhi, prega, si dimena dissennatamente vedendo il corpo in trance dell’uomo grassottello avanzare scompostamente verso il letto, sotto il solo controllo delle diaboliche zampe. 
Urla. Urla di nuovo. E il secondo urlo è assordante in confronto al precedente, perché ora le zampe le solleticano le cosce come in un sadico gioco di tortura; le sente salire al linguine, superarle la cintola… fermarsi al seno.
Un sottile sibilo sopra di lei. Un dolore lancinante al petto. 
Abbassa lo sguardo, vede le zampe trafficare con le sue interiora, mentre il sangue fuoriesce ai lati come un fiume in piena. Urla di nuovo, ora muoversi le rimane difficile, può solo osservare impotente le zampe trasportare il suo groviglio di budella verso l’altro petto, quello di Mr. Affamato, che è ancora in trance.
Bea rilassa la testa sul cuscino. Sente il respiro farsi pesante, e un getto di vomito sanguinolento le sgorga involontariamente dalla bocca. 
Riesce a malapena a sentire una voce che lentamente si schiarisce, poi tutto attorno diventa nero.
«…Ah-ah-ah! Te l’avevo detto che avevo fame, tesoro!»
L’uomo corpulento si staglia nella penombra della stanza con un’espressione di pura soddisfazione. Rimane solo lo squarcio sull’impermeabile, all’altezza del petto, niente più.
Si picchietta una mano sulla pancia, ora più gonfia che mai, e sorride malvagiamente. «Ah-ah-ah! Tu sì che mi hai saziato. Tutte le altre facevano schifo!»
Lancia un’ultima occhiata divertita alla ragazza che giace brutalmente mutilata sul letto, e mentre esce dalla stanza e scende le scale, la sua frase risuona in tutta la casa: «Sono io! Il mitico Mr. Affamato! Quello che ha sempre fame… una fame ALIENA!»

by Cesare Massaini

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